Il virus frena la corsa allo Spazio. Quarantena per tutti

Le infezioni sono sempre state un problema. Ora la NASA stringe i protocolli

Mentre in tutto il Mondo si stanno attuando misure per contrastare il Coronavirus responsabile della pandemia COVID-19, le agenzie spaziali si pongono il problema di come evitare che lo stesso agente venga veicolato nello spazio confinato della Stazione spaziale internazionale (International Space Station, ISS), minacciando gravemente la salute degli astronauti.  

L’Agenzia spaziale americana, che aveva in programma il prossimo lancio per il 9 aprile, con un equipaggio composto dall’astronauta della NASA Chris Cassidy e dai cosmonauti russi Anatoly Ivanishin e Ivan Vagner, aveva previsto per loro una quarantena di almeno due settimane. 

Gli astronauti Nick Hague, Anne McClain e Christina Koch al lavoro sulla Stazione spaziale internazionale (C) NASA

Si tratta di una procedura di “stabilizzazione della salute” che, alle tipiche misure sanitarie che precedono il volo spaziale, aggiunge le raccomandazioni sul controllo delle infezioni formulate dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) per combattere la diffusione del nuovo Coronavirus. 

Tale precauzione appare particolarmente importante per gli astronauti, il cui sistema immunitario è già messo a dura prova dallo stress del viaggio e dalla permanenza in condizione di microgravità, dove un banale raffreddore può rappresentare un serio problema.

Brutti precedenti nelle missioni Apollo

Nella storia del volo spaziale, gli astronauti si sono ammalati durante le missioni di infezioni di vie respiratorie, tratto urinario e pelle. Jonathan Clark, ex medico dell’equipaggio del programma Space Shuttle della NASA,  ricorda che durante la missione Apollo 7 del 1968, l’equipaggio ebbe raffreddori  che impattarono negativamente su benessere e sicurezza: “Gli astronauti finirono i farmaci e il resto dell’occorrente per curarsi, e si rifiutarono di indossare il casco mentre stavano rientrando nell’atmosfera terrestre”.  Difficoltà simili si ripeterono durante le successive missioni Apollo 8 e 9. 

A seguito di ciò, la NASA stabilì per gli astronauti una quarantena pre-volo che prevede contatti limitati e monitorati con altre persone, per cercare di garantire salute e sicurezza dell’equipaggio.  

Più recentemente, la NASA ha realizzato un catalogo delle popolazioni batteriche e fungine in ambiente confinato nello Spazio, che ha consentito di fissare nuovi standard di sicurezza per le missioni di lunga durata.

In blu sono evidenziate le otto posizioni dalle quali sono stati raccolti campioni di batteri e funghi sulla Stazione spaziale internazionale durante 3 sessioni di campionamento © Checinska Sielaff, et al, Microbio

Infezioni pericolose

Tali precauzioni appaiono quanto mai necessarie in considerazione del fatto che i voli nello Spazio modificano caratteristiche e capacità reattive dell’organismo umano in molti modi, ancora oggetto di studio da parte degli scienziati. Quello che si sa è che la diffusione e lo sviluppo delle malattie infettive come quelle virali cambiano nello Spazio, ed è possibile che tali virus diffondano più facilmente e che i trattamenti funzionino in modo diverso. 

L’assenza di gravità impedisce alle particelle, anche quelle che veicolano virus come raffreddore, influenza o gli stessi coronavirus, di depositarsi: queste, rimanendo sospese nell’aria, diventano più facilmente trasmissibili. Per contrastare questa evenienza, i compartimenti delle navicelle e della Stazione spaziale sono dotati di filtri High Efficiency Particulate Air filter (HEPA).

Un dato accertato è che lo stress del volo spaziale, e non solo, è in grado di riattivare virus quiescenti come l’herpes simplex, mentre una maggiore virulenza batterica nello Spazio sembra rendere meno efficaci i trattamenti antibiotici, peraltro non attivi contro i virus.

Quarantena nella Stazione e al ritorno

Nella malaugurata ipotesi che le misure preventive non funzionino, Clark non esclude la possibilità di isolare in quarantena un astronauta malato nell’ambiente ristretto di una stazione spaziale ricordando che “il segmento USA della ISS possiede filtri dell’aria HEPA e viene effettuata pulizia regolare delle superfici, nonché monitoraggio microbico”.

Una quarantena di diciotto giorni fu imposta anche agli uomini dell’Apollo 11 per timore che microrganismi provenienti dalla Luna infettassero la Terra. Gli scienziati della NASA ritenevano assai improbabile l’esistenza di germi di origine lunare, ma preferirono adottare le massime cautele.

Attualmente per chi ritorna dalla Stazione spaziale internazionale è in uso una quarantena di tre settimane, utile per la riabilitazione, ma soprattutto tesa a limitare i contatti con altri esseri viventi, essendo gli astronauti più sensibili a microrganismi patogeni. È quanto è stato previsto anche per Luca Parmitano rientrato lo scorso 6 febbraio

Appello dell’astronauta Luca Parmitano a seguire le istruzioni delle autorità per contenere il contagio© Regione Sicilia.

Il virus frena la corsa allo Spazio

A seguito delle misure restrittive previste in tutto il Mondo per contrastare la diffusione della pandemia di COVID-19, le agenzie spaziali hanno annunciato l’adesione alle misure di distanziamento sociale limitando le proprie attività al lavoro a distanza. Ne sono conseguiti importanti rinvii nella corsa allo Spazio. Per prime l’Agenzia spaziale europea (European Space Agency, ESA) e la russa Roscosmos hanno ufficializzato il rinvio dal prossimo luglio a settembre 2022 della fase conclusiva di “ExoMars”, uno dei programmi spaziali più importanti del prossimo futuro teso alla ricerca di attività biologica sotto la superficie del Pianeta Rosso.

A pochi giorni di distanza, il 17 marzo, la NASA ha annunciato l’applicazione dei protocolli di sicurezza del cosiddetto Stage 3 per tutti i suoi centri (dal Goddard al Kennedy di Cape Canaveral), che prevede per tutti i dipendenti e appaltatori il passaggio al telelavoro, situazione che di fatto comporterà il rinvio di tutti i programmi spaziali che richiedono un’attività in presenza, prima fra tutte il lancio del prossimo 9 aprile. 

E proprio il caso di dire che il Coronavirus ferma il Mondo e la corsa allo Spazio.