Si prospetta un 2020 difficile per il colosso aerospaziale e aeronautico americano Boeing. I problemi di software del modello 737, il parziale fallimento della missione Starliner e la pandemia da Coronavirus con conseguente blocco della produzione non sono cosa da poco.
Ad aumentare il carico ci pensano gli esperti della NASA che dopo aver stilato un rapporto dettagliato sulla missione del 20 dicembre scorso esigono un piano dettagliato delle azioni correttive che Boeing intende attuare per risolvere i problemi della capsula Starliner. La NASA sarà più presente e partecipe nella messa a punto di un eventuale test di volo, e realizzerà un controllo più esaustivo di produzione e processi che avvengono all’interno della company nell’ambito del Commercial Crew Program (programma per gli “equipaggi commerciali”).
In una prima analisi effettuata alla metà di febbraio, erano stati individuati un bug informatico nel software che controlla la separazione tra il modulo di equipaggio e il modulo di servizio, oltre a quello nel del timer di bordo, principale causa del fallimento della prima missione. In aggiunta si era riscontrata un’interferenza nelle comunicazioni tra la torre di controllo e la navicella.
Sessantuno è il numero delle nuove azione correttive che secondo i tecnici NASA sono necessarie per risolvere e correggere i problemi di software, su cui Boeing ha già iniziato a lavorare. L’Agenzia spaziale americana però non molla la presa visto che ha disposto un controllo serrato per tutte le procedure che saranno eseguite in questa fase di revisione e miglioramento. A questo si aggiunge la valutazione sulla cultura aziendale di Boeing, infatti sono previsti una serie di colloqui individuali sia con il personale tecnico sia con quello amministrativo per valutare la sicurezza sul posto di lavoro.

È ancora incerto se e quando Starliner dovrà eseguire un ulteriore test di volo senza equipaggio a bordo, anche perché questo non è il solo modo di dimostrare l’idoneità della navicella al viaggio orbitale. Dal canto suo Boeing fa sapere però che ha un proprio budget di 410 milioni di dollari per effettuare un secondo test nel caso in cui la NASA necessitasse ulteriori prove di solidità.
In ogni caso Starliner è decisamente indietro rispetto al suo competitor diretto Dragon X, basti pensare che il gioiellino di Elon Musk si è appena assicurato un contratto con la Space Adventures per far volare quattro turisti spaziali nella navicella per portarli sulla Stazione spaziale internazionale.
Il ruolo dei privati USA, una delle grandi novità di questa ripresa mondiale di interesse per la competizione nello Spazio, è dunque ancora tutto da definire, ma è certo che la NASA non perderà il proprio ruolo di regolatore principale.
