Dimissioni Cristoforetti. Dalle stelle allo stallo della politica

La notizia, diffusa all’inizio dell’anno, delle dimissioni di Samantha Cristoforetti dall’Aeronautica militare, ha destato un certo scalpore e suscitato interesse per le motivazioni ancora non pienamente chiarite dell’abbandono. A detta della stessa interessata, che ora risulta esclusivamente in forze dell’ESA (European Space Agency), la decisione non sembra dipendere da un mancato supporto della delegazione italiana alla sua posizione durante la ministeriale ESA dello scorso novembre. L’Italia, infatti, ha dichiarato la Cristoforetti, “ha ottenuto l’impegno per un secondo volo per me entro qualche anno”. Questo divorzio sembra quindi dipendere da “un disaccordo su alcune situazioni”, non meglio specificate da Samantha, che l’hanno spinta per coerenza alle dimissioni.

Secondo Lepoldo Bennacchio, su Il Sole 24 Ore, le dimissioni della Cristoforetti dipendono però da torti subiti durante il meeting ministeriale di novembre, e questi torti sono legati al tenente colonnello Walter Villadei, “un candidato risultato addirittura non idoneo, tempo fa, nelle selezioni per diventare astronauta europeo”, atto, tuttalpiù, solamente al “volo della Virgin Galactic, che però nello Spazio vero e proprio non va, dato che con lo SpaceShip 2 e relativa navetta si prevede di arrivare al massimo ai limiti convenzionali dell’atmosfera, sugli ottanta chilometri”.

Walter Villadei e Samantha Cristoforetti

Linkiesta, partendo da “una credibile ricostruzione de La Repubblica”, specifica che “l’Italia si sarebbe presentata con un assegno da 2,3 miliardi di euro chiedendo in cambio all’ESA un’occasione di volo non per Samantha ma per un altro astronauta, Walter Villadei. L’ESA ha scelto comunque la Cristoforetti ma lei ha deciso di reagire al mancato sostegno nei suoi confronti. Non mi vogliono? Me ne vado”.

Secondo le due testate, dunque, all’origine delle dimissioni della Cristoforetti ci sono pressioni – nate in ambito politico – atte a favorire la candidatura di un altro pilota, privo dei titoli necessari, definendolo però “un investimento ‘protetto’ delle catene di comando e politiche”. Tutto dipenderebbe dal “sistema di relazioni che in Italia governa un po’ tutto, persino la designazione di un astronauta – commenta Linkiesta –, Samantha non ci ha mai lavorato molto, è bravissima e convinta che può farsi strada anche da sola (come il verdetto dell’ESA in fondo conferma) mentre il suo competitor, Villadei, sembra più attrezzato sotto questo punto di vista”.

L’addestramento e la qualifica di Villadei

Cosa sappiamo dunque del presunto rivale della Cristoforetti, quel Walter Villadei che ha suscitato l’attenzione della stampa nazionale?

In una intervista rilasciata alla rivista Focus alla fine del 2019 e in una precedente (2016) alla testata Difesa Online, è lo stesso Villadei a tracciare la propria storia e a inquadrarla nel contesto dei rapporti fra le diverse agenzie internazionali e gli altri soggetti responsabili delle missioni spaziali.

Il suo addestramento aerospaziale sarebbe il frutto di una collaborazione tra Aeronautica militare, corpo in cui Villadei è in forze, e l’Agenzia spaziale italiana (Asi), nell’ottica della sperimentazione tecnologica nel settore del volo umano, progetto a cui Villadei avrebbe contribuito tramite le sue competenze ingegneristiche.

In quest’ottica, Walter Villadei avrebbe iniziato il suo primo addestramento “aerospaziale” nel 2011 a Star City, in Russia, nel centro di addestramento Yuri Gagarin: questo percorso convenzionalmente dura almeno due anni e conferisce la qualifica di cosmonauta, termine che identifica specificatamente chi si è formato in Russia, mentre chi si addestra al di qua di quella che un tempo era la Cortina di ferro viene definito astronauta.

La formazione da cosmonauta di Villadei continua tutt’ora. Infatti Villadei ha recentemente completato un’ulteriore fase del suo addestramento, quella “per il mantenimento delle qualifiche come ingegnere di bordo della Soyuz e operatore dei sistemi del segmento russo della Stazione spaziale internazionale oltre che quelle necessarie all’utilizzo del sistema Orlan per attività extraveicolari”. Generalmente il percorso di addestramento da cosmonauta si può definire completato con il compimento della prima missione spaziale, preceduta, una volta effettuata l’assegnazione al lancio, da ulteriori ventiquattro mesi di formazione.

Una strategia su vari tavoli

A detta di Villadei, l’Asi e l’Aeronautica militare italiana avrebbero intrapreso una strada indipendente dall’ESA nel settore del volo umano, rendendo l’Aeronautica “la prima Forza armata che ha qualificato personale nello specifico settore, e, in Europa, gli unici che hanno formato un astronauta in ambito esclusivamente nazionale. Il tutto per supportare la strategia nazionale sui vari tavoli dove c’è un’industria che investe nei programmi ai quali partecipiamo”. 

L’Italia, oltre ad essere il terzo contributore ESA e ad avere contatti con l’Agenzia spaziale russa, ad esempio tramite lo stesso Villadei, è l’unico Paese europeo ad avere un accordo bilaterale con la NASA. Per Villadei “abbiamo quindi una competenza industriale e tecnologica che ci consente, se riusciremo a mantenere una strategia e una politica coerenti, e fissati alcuni obiettivi, di giocare un ruolo importante nel più generale scenario internazionale”.

Un ulteriore tavolo su cui l’Italia starebbe giocando è quello della cooperazione coi privati, in particolare con la Virgin Galactic, promotrice del volo suborbitale: questo sistema dovrebbe permettere a un modulo di arrivare oltre i 100-110 km e rimanere per qualche minuto in condizioni di microgravità. L’Aeronautica militare ha recentemente siglato un contratto con questa compagnia, che permetterebbe a tre specialisti selezionati dall’Aeronautica (sia tecnici esperti di volo sia ricercatori), di condurre esperimenti in condizioni di microgravità già nel corso del 2020. Una strategia che, a detta di Villadei, si aggiungerebbe, senza sostituirle, a quelle classiche per raggiungere lo Spazio, costituendo un passaggio intermedio per poi esportare tecnologia pregiata a bordo della Stazione spaziale internazionale.

Pressioni politiche e strategie

In conclusione, le fonti disponibili propongono almeno due possibili interpretazioni del “caso” Villadei, entrambe “politiche”.

Nella prima Villadei sarebbe un caso di favoritismo personale, perché “se uno viene dichiarato non idoneo – secondo Bennacchio – se ne fa una ragione e fa altro… ma non per questa persona che, grazie al supporto di chissà chi, vuole rimanere in gioco. Ecco allora la scappatoia, tutta in salsa italiana, in senso ovviamente deteriore: lo si rivende come cosmonauta, ossia un navigatore dello Spazio ma di area russa”. Un’altra possibile interpretazione del caso è che Villadei sia uno degli alfieri di un investimento e di una strategia nazionale, di cui farebbero parte anche l’Asi, il Ministero delle infrastrutture, il Comitato interministeriale dello spazio,  in cui “l’Aeronautica militare – come dichiara il corpo stesso – ambisce a divenire il principale abilitante per l’accesso allo Spazio mediante lo sviluppo di competenze consolidate nel settore aerospaziale”, allo scopo di maturare nuove tecnologie, servizi e applicazioni che possono avere un impatto non solo militare. Secondo questa visione, Villadei sarebbe un astronauta “fatto in casa”, una specie di jolly rimasto nella mano dell’Aeronautica, potenzialmente compatibile sia con un’esperienza di volo con la Stazione spaziale internazionale sia con il volo suborbitale attuato dalla Virgin Galactic.

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