Una fionda per studiare i poli e le tempeste solari

Clementina Sasso spiega tecniche e obiettivi della missione SolarOrbiter di cui è portavoce e scienziata

È iniziata il 10 febbraio la missione europea che permetterà a SolarOrbiter (SolO) di guardare per la prima volta la nostra stella, avvicinandosi ai poli solari finora inesplorati.

A ogni passaggio attorno al Sole, la sonda modificherà la sua traiettoria, inclinandola sempre più rispetto al piano dell’equatore solare. Per farlo userà “fionde gravitazionali” (gravityassist), che sfruttano la gravità di Venere (per sette volte) e della Terra (per una volta).

“Terra e Venere, afferma a The Moonwalkers Clementina Sasso, portavoce SolarOrbiter per European Space Agency (ESA), agiranno proprio come delle fionde, catturando la sonda e rilanciandola con velocità maggiore, per arrivare al punto più vicino al Sole mai raggiunto con attrezzature telescopiche e per osservare i poli solari”. Questa tecnica rende possibili missioni che richiederebbe notevoli scorte di carburante sulla navicella e lanciatori molto più potenti di quelli esistenti.

La dottoressa Clementina Sasso, astrofisica e portavoce Solar Orbiter per l’European Space Agency (ESA).

Sasso è anche co-responsabile del gruppo di lavoro ESA su modellizzazione e analisi dei dati di tutta la suite di strumenti trasportati da Solar Orbiter e del software che gestisce le osservazioni del telescopio Metis (uno degli strumenti a bordo) che rappresenta il maggiore contributo italiano alla missione. Finanziato e gestito dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), Metis è il primo coronografo in grado di ottenere immagini della corona solare simultaneamente in luce visibile e in ultravioletto. 

La missione cercherà di capire come il Sole crea e controlla l’eliosfera, che è l’immensa bolla di particelle cariche in cui tutto il sistema solare è immerso. Ci fornirà una quantità d’informazioni senza precedenti per capire e prevenire le tempeste solari, eventi regolarmente generati dalla nostra stella e potenzialmente dannose per una società come la nostra ad alta tecnologia delle comunicazioni. Durante queste perturbazioni spaziali, le particelle, a una velocità prossima a quella della luce, sono in grado di perturbare la magnetosfera e compromettere il corretto funzionamento dei nostri sistemi di telecomunicazione, dei sistemi di navigazione, tipo il GPS, o interferire con la distribuzione della corrente elettrica. Inoltre, “in un periodo in cui si pensa alla Luna come avamposto per l’esplorazione di Marte – dice Sasso – conoscere il ciclo con cui si verificano periodi di intensa attività magnetica solare diventa fondamentale per proteggere la vita degli astronauti”.

Difficile prevedere ora tutte le novità che la missione potrà regalarci. “Tutte le volte che abbiamo esplorato per la prima volta i poli dei corpi celesti – continua l’astrofisica – abbiamo avuto sorprese: si pensi alle calotte ghiacciate di Marte o allo spettacolo dei poli di Giove e Saturno, visti con le sonde Juno e Cassini, rispettivamente. Mi aspetto sicuramente qualcosa di sorprendente”.

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